Profilo della società
PORTOFRANCO nasce nel 1998 sull’asse L’Aquila-Torino.
Fin dai primi sei volumi, pubblicati nell’ottobre del ’98,
emerge un interesse per le scritture che si compongono, titolo dopo
titolo, in una sorta di articolato collage editoriale. Il marchio
forte (un arcipelago sormontato da una palma) suggerisce l’idea
di un luogo “altro”, ma senza l’ingenuità
del Paradiso Terrestre, uguale a se stesso ma capace di mutare ad
ogni nuova copertina.
I primi sei volumi di PORTOFRANCO costituiscono una sorta di manifesto
programmatico:
- Mario Giorgi, Sulla torre antica
. Un romanzo che si nutre di dialogo, asciutto ed enigmatico
come un radiodramma.
- Mutus Liber, Talismani e altre storie.
La cronaca impietosa di un’esperienza in bilico fra il
teatro di strada e l’arte concettuale.
- Danilo Maramotti, Dolce Rita. Due
storie “noir” a fumetti che hanno lo spessore di
un racconto.
- Alberto Gozzi, Mosquitos. Un ibrido
fra teatro e racconto.
- Dario Voltolini, Glunk. Un antiromanzo
che ripropone le digressioni e la comicità del “Tristram
Shandy”.
- Nico Orengo, Battibecco. Dieci piccole
pièce di vita quotidiana. Un curioso abbecedario, in
forma di dialogo, di un affermato narratore.
Ibridi, dunque, o “scritture di cerniera”, come ci piace
chiamarle. Fra dialogo e racconto. Fra racconto e cronaca. Storie
narrate con diversi linguaggi, fumetto compreso. Scritture che si
accostano l’una all’altra tracciando una sorta di itinerario
che coinvolge tanto l’Editore quanto il Lettore in un progetto
comune.
La critica ha salutato la nascita di PORTOFRANCO come un piccolo,
notevole evento. Marco Belpoliti, sul Manifesto, ha dedicato un
lungo e dettagliato articolo ai rapporti fra le copertine e i testi,
individuando interessanti consonanze; TUTTOLIBRI, IL DIARIO DELLA
SETTIMANA e altri quotidiani hanno immediatamente colto il sapore
di novità di questa piccola casa editrice che non inseguiva
il mercato ma la scrittura, che mescolava disinvoltamente autori
esordienti ed affermati.
A tutt’oggi il catalogo di PORTOFRANCO presenta, accanto a
esordienti di ottimo livello, alcuni autori fra i più significativi
di questi anni, da Antonio Moresco (Storia d’amore e di specchi
) a Michele Mari (I sepolcri illustrati ), a Marosia Castaldi (In
mare aperto ), a Luca Ragagnin (Lìnkati Stockhausen ). Almeno
due fra gli esordienti meritano una citazione particolare: Paolo
Brunati , autore di un libro raro, paradossale e di finissima scrittura,
Coleotteri e signorine, che è diventato un piccolo caso letterario
(un critico lo ha paragonato a un Ceronetti meno cupo e più
leggero), e Mario Valentini , un giovane autore siciliano che, prima
ancora di uscire in libreria, ha suscitato un grande interesse di
critica e pubblico con il suo Voglia di lavorare poca .
Fin dall’uscita dei primi titoli, PORTOFRANCO ha stabilito
un rapporto immediato ed estroverso col suo pubblico . Le presentazioni
delle novità, infatti, sono costruite come dei piccoli spettacoli
nei quali alcuni attori di ottimo livello, coordinati da Alberto
Gozzi, danno vita a velocissimi collage verbali che coinvolgono
gli spettatori (e potenziali lettori) in un rapporto diretto e giocoso
con la letteratura. A parte la piacevolezza della performance, ci
piace verificare la tenuta (o la metamorfosi) di un testo pensato
per la pagina e affidato alla voce dell’attore. L’uso
del testo potrà apparire in qualche modo improprio, ma ci
piace pensare che una scrittura possa essere sottoposta a torsioni,
trazioni e verifiche verbali senza soffrirne troppo. Fino ad ora
gli autori sono stati contenti di questa rielaborazione delle loro
opere. Anche il pubblico ha mostrato di gradire questi spettacoli
fatti di niente, che sostituiscono l’ormai improponibile presentazione
con critico, autore e domande al pubblico. |